L’energia europea del futuro ha bisogno di un buon mixologist. Gli ingredienti ci sono, ma resta da capire se sia possibile combinarli. Con questa immagine Fabio Fritelli, Managing Director di Nextchem, ha riassunto sul proprio profilo LinkedIn il confronto avuto con la giornalista Sara Deganello in occasione dell’Italian Energy Summit organizzato da “Il Sole 24 Ore”. Al centro della discussione due elementi che, secondo il manager, meritano un posto nel mix energetico e industriale del continente: il nucleare di nuova generazione e le materie prime critiche.
Sul nucleare, ha spiegato, l’attenzione si concentra quasi sempre sul reattore, mentre una parte sostanziale del lavoro si svolge attorno a esso. Circa il 40% dell’investimento in un impianto riguarda infatti l’isola nucleare. Il restante 60% è destinato al Balance of Plant, cioè all’ingegneria e alla scienza dei materiali che permettono all’impianto di funzionare attorno al sistema nucleare. È su questo fronte che si colloca l’attività di Nextchem con Next-N. La società lavora sull’ingegneria necessaria a trasformare l’energia nucleare in elettricità, con soluzioni che possono adattarsi in modo flessibile a diverse tecnologie nucleari. L’obiettivo “è contribuire alla creazione di una catena di approvvigionamento europea che consenta al nucleare di nuova generazione di fornire energia stabile e continua alle industrie a valle, compresa quella chimica”.
Il secondo tema riguarda le materie prime critiche, che Fabio Fritelli considera una questione di sicurezza industriale. Per l’Europa, ha spiegato, una parte della risposta passa dalla capacità di recuperare e valorizzare materiali che oggi vengono scartati: metalli preziosi e terre rare che finiscono nei rifiuti misti possono invece essere reimmessi nella catena del valore. In questa direzione si collocano anche le recenti acquisizioni di Nextchem, che hanno ampliato le attività del Gruppo MAIRE nella metallurgia di recupero e nell’acido fosforico. Una materia prima strategica, quest’ultima, utilizzata sia nella produzione di fertilizzanti sia nei processi legati ai materiali per le batterie al litio. “L’Europa ha smesso di lavorare i metalli sul proprio territorio – ha concluso il Managing Director – Con l’elettrificazione e l’Intelligenza Artificiale che fanno aumentare la domanda, ripristinare tale capacità è una condizione indispensabile per rimanere competitivi”. La transizione energetica europea non dipende quindi da una singola tecnologia, ma dalla capacità di integrare filiere diverse, dall’ingegneria degli impianti al recupero dei materiali, in un sistema industriale coerente.
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